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CNA: Le imprese che rispettano i protocolli di sicurezza devono essere messe in condizione di operare con continuità

Redazione

CNA: Le imprese che rispettano i protocolli di sicurezza devono essere messe in condizione di operare con continuità

giovedì 14 Gennaio 2021 - 17:55
CNA: Le imprese che rispettano i protocolli di sicurezza devono essere messe in condizione di operare con continuità

Chi lavora nei settori della ristorazione, delle palestre e del benessere, della cultura e del turismo sta subendo dall’emergenza Covid le penalizzazioni più forti. Non è un caso quindi che in queste categorie il disagio, la rabbia, il pessimismo, molto spesso la disperazione, siano più diffusi. Stiamo assistendo al crollo di interi pezzi della nostra economia che mandano improvvisamente in fumo tanti sogni, speranze e progetti di vita.

Pur non condividendo il clima di disobbedienza civile che sta montando nelle categorie coinvolte comprendiamo e giustifichiamo le contestazioni, a patto che rimangano sempre all’interno di quel sistema di regole su cui si basa la nostra comunità. È altrettanto vero che queste regole debbano essere condivise, e gli ultimi provvedimenti non sono certo andati in questa direzione.

Comprendiamo le contestazioni ma vogliamo, contemporaneamente, segnalare un fenomeno che si sta verificando in questi giorni e che come CNA consideriamo molto pericoloso. In estrema sintesi, c’è chi sta incitando ristoratori e baristi ad aprire nei week end in barba alle disposizioni in vigore e promettendo azioni legali gratuite a chi riceverà sanzioni per aver contravvenuto alle regole. Non possiamo nascondere di essere molto critici nei confronti di queste promesse, perché in tanti anni abbiamo assistito a situazioni analoghe e tutte queste associazioni nate spontaneamente per cavalcare il malumore sono poi puntualmente sparite lasciando gli imprenditori con il cerino in mano.

Ciò non toglie che l’eccessiva prudenza del Governo, unita ad azioni spesso anche contraddittorie, ha determinato una situazione complessa e poco chiara. In particolare l’aspetto che ha maggiormente infastidito è stata la mancanza di programmazione: decreti ed ordinanze sono decisi e annunciati nel giro di poche ore, quando, ad esempio, un ristoratore avrebbe bisogno almeno di qualche giorno per programmare acquisti, vendite e consumi. Le regole, poi, sono spesso difficilmente interpretabili, e quando entra in vigore un provvedimento ci si trova costretti ad aspettare almeno un paio di giorni affinché vengano pubblicate le FAQ chiarificatrici. E oltre ad essere soggettive, le norme non sono verificate, nel senso che la mancanza di controlli penalizza chi nella sicurezza ci crede, ha investito e continua ad investire.

Un altro importantissimo aspetto da non dimenticare è il blocco della mobilità tra comuni nelle aree arancioni. Si tratta di un divieto che, tranne la breve parentesi con i giorni di zona gialla, nella nostra Regione dura ormai dallo scorso 15 novembre e che sta mettendo a dura prova la tenuta di tante imprese, come ad esempio parrucchieri, estetisti ed operatori del benessere, meccanici, carrozzieri, gommisti, lavanderie ecc. che sono anche esclusi dai ristori previsti dai decreti nazionali, perché sulla carta possono svolgere la loro attività. Un paradosso letale per queste imprese che spesso fondano le loro attività su di un legame di fiducia molto forte con i clienti.

Per questo, come CNA, sosteniamo un principio che portiamo avanti da inizio pandemia: il rispetto dei protocolli di sicurezza riduce il rischio contagi, quindi le imprese che li rispettano devono essere messe nelle condizioni di poter operare totalmente. In questa logica diventano indispensabili i controlli che dovranno garantire il pieno rispetto dei protocolli.

Infine, il delicato ma fondamentale tema dei ristori. Per CNA non ha alcun senso che questi vengano distribuiti sulla base dei codici Ateco o sulle differenze di fatturato ad aprile. L’Agenzia delle Entrate ha a disposizione i dati fiscali praticamente in tempo reale: attribuiamo allora gli indennizzi sulla base dell’effettivo calo di fatturato. Ad esempio, facciamo il confronto sui ricavi nel periodo natalizio 2019 e 2020 per individuare i prossimi ristori e comprendiamo tra i beneficiari anche le attività a monte di questi settori come ad esempio i rappresentanti di prodotti alimentari per la ristorazione e le lavanderie industriali. Perché il modo migliore per togliere ragioni alla protesta e fornire valide alternative sono le risposte chiare e concrete.

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